Oggi vogliamo ringraziare Tin Hat Games per averci fornito una copia fisica di OSR – Obsolete Shitty Rules, per permetterci di scriverne questa recensione. Un ringraziamento particolare va anche ad Alessandro Rivaroli, autore del gioco nonché parte del team che ne ha realizzato le illustrazioni.
Potete trovare Obsolete Shitty Rules in vendita sullo store di Tin Hat Games al prezzo di 45 euro per la copia fisica; in alternativa la copia digitale è disponibile al costo di 25 euro. Chi volesse approfondire un po’ le dinamiche del gioco per valutare meglio l’acquisto, può scaricare gratuitamente la Sickstart (il “malato” quickstart del gioco). Abbiamo avuto modo di analizzarlo e trarne qualche considerazione prima che il gioco fosse pronto nella sua versione definitiva; potete leggere le nostre considerazioni e in questa recensione verificheremo se sono state affrontate.
Recensione di Obsolete Shitty Rules: una Premessa
Come già si può intuire dal titolo, Obsolete Shitty Rules è un gioco che non si prende molto sul serio. Anzi, fa l’esatto opposto: prende tutto con irriverente leggerezza. Si tratta di un gioco parodistico e satirico, che prende in giro in maniera pungente i giochi della “vera” OSR; mi riferisco all’Old School Reinassance che negli ultimi anni ha conquistato una fetta importante del mercato.
E le “obsolete regole di m*rda” del titolo non sono indicate solo per far coincidere il (geniale) acronimo. Al contrario, sono proprio l’elemento che viene messo sotto la lente di ingrandimento. I giochi di ruolo “old school” sono infatti famosi per avere regole estremamente semplici, particolarmente mortali e che fanno un enorme ricorso alle tabelle per la generazione casuale. E sono proprio gli stessi elementi alla base di Obsolete Shitty Rules.
Parodia o Satira?
Alcuni passaggi di Obsolete Shitty Rules pongono l’accento sull’aspetto satirico del gioco; al punto tale da ribaltare i Principia Apocrypha su cui l’Old School Reinassance si basa. Si tratta di una manciata di enunciati scritti da Ben Milton e Steven Lumpking che, in maniera forse un po’ pretenziosa, cercano di recuperare lo spirito semplice dei primissimi giochi di ruolo. I Principia Satyrica se ne prendono ampiamente gioco, ribaltandoli in una serie di giocose scorrettezze cui attenersi rigorosamente per giocare a Obsolete Shitty Rules. Una sorta di capovolgimento della regola zero e di tutto quello che pone sempre il divertimento e un ambiente sereno dinanzi alle regole.
Per il resto è comunque importante sottolineare che Obsolete Shitty Rules ha sì i suoi momenti di satira verso il genere Old School, ma per lo più si tratta di un genere ironico. L’obiettivo non è quello di far emergere i problemi di un genere che, anzi, ricalca a pieno, quanto piuttosto di smontarne l’aspetto di eccessiva serietà che spesso vi aleggia attorno per ottenere un gioco che si prenda molto poco sul serio. È l’autore stesso a citare Vladimir Nabokov:
“Satire is a lesson, parody is a game”
E questo è, incontestabilmente, un gioco.
Recensione del Volume di Obsolete Shitty Rules
Anche le illustrazioni del taem coordinato da Roberto Toderico hanno una forte impronta ironica. Non significa però che siano state realizzate con poco impegno; riprendono anzi quello stile heavy metal-punk che caratterizza i lavori più in vista nel panorama Old School, con uno stile graffiante e aggressivo. Quasi barocco, se il termine non stridesse con delle immagini così spigolose.
Questo stile non viene ricalcato solo negli artwork, ma anche nell’impaginazione, nell’uso di svariati font gotici inseriti nella pagina a mo’ di illustrazioni più che di titoli, e nell’utilizzo di colori sgargianti che si avvicendano tra i vari capitoli e le varie tabelle. Il lato negativo è che questa scelta stilistica penalizza moltissimo la leggibilità. Probabilmente è meglio associare le singole tabelle al colore scelto come sfondo della pagina piuttosto che provare a leggerne il titolo.
Il manuale di Obsolete Shitty Rules è uno di quei volumi che non si possono definire altro che soddisfacenti. La qualità è decisamente alta. Il libro è robusto e resistente. La carta è piuttosto spessa, rende giustizia alle ben 288 pagine e non sacrifica in alcun modo i colori in fase di stampa, anche i più accesi. Il formato è piuttosto particolare, un volume quadrato, che si presenta quindi anche in maniera originale.
Alea Iacta Est
Obsolete Shitty Rules si basa su tre elementi fondamentali; paradossalmente la meccanica di gioco in sé non è tra questi, al punto tale che l’autore specifica come le tabelle e l’andamento delle sessioni possano essere adattati a qualsiasi altro regolamento Old School, anche a quello delle prime edizioni del gioco di ruolo più famoso del mondo cui in generale questi giochi rimandano fortemente.
Il primo elemento di gioco è la contrapposizione tra Master e giocatori. Rifacendosi proprio a quello che un tempo era un modo tossico di vivere le dinamiche del gioco di ruolo, Obsolete Shitty Rules lo “canonizza”. Le sessioni di questo gioco sono una gara tra il Master e i giocatori, in cui l’uno cerca di prevalere sugli altri e viceversa. Alla fine dei giochi il villain dietro la storia entrerà anche all’interno di essa, attraverso un’avatar che assumerà il ruolo del “boss finale” della campagna. Il master potrà anche farvi dannare (sempre a fine ludico), ma alla fine potrete almeno “menarlo”!
Recensione del Ruolo dell’Esperienza in Obsolete Shitty Rules
Questa competizione poggia sullo strumento dei punti esperienza. Ogni personaggio ha un obiettivo individuale e uno di gruppo. Il loro conseguimento, assieme ad alcuni specifici effetti di gioco, permette di accumulare punti esperienza. Essi possono essere utilizzati per avanzare di livello, ritirare dadi o attivare alcune abilità speciali.
Il Master guadagna punti esperienza quando missioni e obiettivi non vengono completati. E può spenderli per determinare incontri casuali, tirare su un’apposita tabella Master o effettuare prove e attacchi tramite i PNG. Cosa importante: ogni volta che una delle due parti usa punti esperienza, questi non vengono consumati, ma ceduti all’altra. Con ovvi effetti sul risultato finale.
L’esperienza è quindi un meccanismo economico di scambio tra Master e giocatori che inserisce una componente strategica (per quanto leggera) all’interno del gioco. Utilizzarla è sempre un rischio, perché accresce il potere dell’avversario, ma al tempo stesso è necessario valutare quando spenderla può comportare un beneficio maggiore.
Tabelle Come se Piovesse
L’ultimo pilastro fondamentale su cui si basa Obsolete Shitty Rules sono le tabelle. Un elemento fondamentale in qualsiasi gioco Old School, ma che qui vengono portate all’estremo. Ogni aspetto del gioco viene deciso randomicamente. Il personaggio, il suo carattere, il mondo di gioco. Ma anche le missioni, il meteo, i mostri, i fenomeni naturali e quant’altro. Sono tutte tabelle che richiedono il lancio di un dado a cento facce (o meglio di due dadi a dieci facce, uno per le decine e l’altro per le unità).
La maggior parte di queste tabelle vengono utilizzate dal Master nella creazione dell’avventura e nel suo sviluppo al momento. Dato che ogni evento viene generato randomicamente, non viene infatti richiesta alcuna preparazione né alcuna capacità di improvvisazione, solo di “tradurre” i risultati in narrazione. Alcune di esse sono però chiamate in causa su iniziativa dei giocatori. In questo sicuramente il caso più evidente è quello della tabella per le domande “semplici”, quelle cui il Master può rispondere semplicemente in maniera affermativa o negativa. In questo caso il risultato del dado propenderà per il sì o per il no.
Obsolete Shitty Rules: Recensione delle Dinamiche di Gioco
Le meccaniche di Obsolete Shitty Rules sono, come anticipato, estremamente semplici; del resto scimmiottano le dinamiche tipiche dei giochi Old School. Ogni personaggio ha un set di cinque caratteristiche: Forza, Interazione, Mente, Riflessi e Spirito. Una prova è superata con un punteggio di 6 o più ottenuto su un tiro di d10, modificato da eventuali bonus o penalità.
Ci sono ovviamente ulteriori elementi che arricchiscono il gioco. Non ultima la possibilità di aiutare un altro personaggio, ormai irrinunciabile, o quella di effettuare un attacco speciale. Ma proprio questa ci riporta all’elemento fondante del gioco: le tabelle. Non solo l’esito dell’attacco speciale infatti, ma anche in cosa consisterà. In Obsolete Shitty Rules, è importante ricordarlo, sono le tabelle a farsi carico della narrazione, quindi è perfettamente naturale.
Personaggi e Archetipi
Sebbene ci siano delle regole opzionali per la personalizzazione, anche la creazione del personaggio è completamente randomica. Ci si affida infatti alla tabella più corposa del volume, quella degli Archetipi. Ogni Archetipo determina infatti il background, la specie, il carattere, l’equipaggiamento e le capacità del personaggio. Persino il suo nome è predeterminato.
Vale la pena fare presente che Obsolete Shitty Rules non ha un setting predefinito. Anche quello viene determinato su un’apposita tabella. Quindi ogni Archetipo può provenire da un mondo completamente differente. Ogni personaggio potrebbe venire da un contesto fantasy, sci-fi, space opera, cyberpunk, gotico, contemporaneo o quel che sia; in questo si deve riconoscere un gran lavoro nell’ideare capacità che fossero altrettanto giocabili a prescindere dal contesto per 100 differenti Archetipi, e tutte coerenti con i temi del gioco.
Obsolete Shitty Rules: Recensione di un Gioco Citazionista
Ovviamente il taglio ironico del gioco qui raggiunge il suo apice, sia nella selezione degli Archetipi che nei loro dettagli. Se abbiamo “classi” tradizionali, come l’Antipaladino, il Giornalista e l’Hacker, ce ne sono altre sicuramente molto più fuori dagli schemi. Come l’Imprenditore o il Complottista, ad esempio. O il temibile Influencer.
Andando ad esaminare ogni singolo Archetipo, è possibile poi trovare piccole chicche e citazioni magari non necessarie per il funzionamento del gioco, ma che arricchiscono l’esperienza. Il Lavoratore, ad esempio, si chiama Ug Fantox. Il Lottatore Gnome Mysterio. Raschiamo un po’ il fondo, e va assolutamente bene così, con il Samurai Soshito Nakakata. Menzione speciale per il ninja. Al posto del nome, solo una serie di punti interrogativi.
Strumenti di Sicurezza
Il gioco prevede un singolo strumento di sicurezza, che prende il nome dalla frase da pronunciare per utilizzarlo:
Addiocoglionimiaveterottoilcazzoquestogiocofaschifocomevoi.
Si tratta intuibilmente di uno strumento di sicurezza costruito ad hoc per Obsolete Shitty Rules. Ogni aspetto del gioco è ironico e volutamente scorretto. Non per dare colore, ma perché la scorrettezza è parte fondante dell’esperienza di gioco proposta. Peraltro i giochi Old School non sono certo famosi per la loro attenzione alla sicurezza al tavolo.
Quindi la soluzione è molto semplice. Se qualcuno non apprezza lo stile di gioco non deve avere problemi ad abbandonare il tavolo in qualsiasi momento. Sicuramente un approccio semplicistico per una tematica così complessa, ma probabilmente l’unico davvero compatibile con il desiderio di portare humor nero, ironia e graffiante parodia al tavolo.
Recensione di Obsolete Shitty Rules: la Tabella Master
C’è solo un altro passaggio su cui il manuale consiglia una certa prudenza. La tabella Master, spesso innescata dalla “compravendita” di punti esperienza, parodia tutti gli aspetti tossici che sono purtroppo tipici di molti tavoli da gioco. Sia per espedienti narrativi “ingiusti”, sia simulando comportamenti tra giocatori.
Si tratta palesemente di un passaggio che può causare controversie. Dovrebbe farlo, a dirla tutta. Qui non c’è un vero e proprio strumento di sicurezza; non sarebbe tecnicamente possibile. L’autore si limita a sottolineare l’intento parodistico del gioco, precisando che se qualcuno non è in grado di astrarlo non è una mancanza del gioco, ma della persona. Una spiegazione che qualcuno potrebbe trovare insufficiente, ma che è intrinseca all’esperienza proposta da Obsolete Shitty Rules.
Certo c’è il rischio di innescare un ragionamento un po’ reazionario, incoraggiando quella fetta di giocatori contraria agli strumenti di sicurezza perché “ai miei tempi non ce n’era bisogno”. Lo scopo però è dichiaratamente differente. Obsolete Shitty Rules mette questi comportamenti dichiaratamente alla berlina, e per quanto sia possibile fraintenderlo, non è possibile farlo senza volerci mettere malizia.
I Limiti di Quest’Approccio
In generale, la maggior parte dei difetti che si possono riscontrare in Obsolete Shitty Rules sono ascrivibili a questo. Il modo in cui si articola il gioco può non risultare fluido, ma è esattamente uno dei motivi per cui giocarci. Di fatto diventa una questione di gusto. Si parla principalmente dell’eccessivo ricorso alle tabelle, che vengono chiamate in causa praticamente per ogni singolo aspetto del gioco. Una meccanica molto invadente, che per quanto il manuale consigli di non prendere troppo sul serio (letteralmente: si parla di personaggi immaginari che meritano il tempo di una sessione e nulla più), finisce per diventare la vera protagonista di una sessione.
Al tempo stesso i tiri di dado possono rischiare di diventare noiosi. Considerando che il gioco punta tutto sul dungeon crawling e che la struttura di un dungeon è tirata (ovviamente) randomicamente, stanza per stanza, nulla impedisce che per svariate scene ci sia solo un susseguirsi di vuoti corridoi. La vastità e varietà delle tabelle sicuramente contribuisce ad arginare il problema, ma non del tutto. La risposta è semplicemente che il tiro percentuale sulla tabella è al centro dell’esperienza di Obsolete Shitty Rules: limitante, senza ombra di dubbio, ma dedicata a giocatori che cerchino questo tipo di gioco, quanto meno per una serata. Può non piacere, ma è una questione di gusti: non si può considerare un difetto la natura stessa del gioco. E considerando la scorrettezza alla base di questo GdR, esiste una semplice soluzione: quando un tiro non vi piace, barate!
Conclusioni della Recensione di Obsolete Shitty Rules
Obsolete Shitty Rules è sicuramente un gioco unico nel suo genere. Il che è anche la sua forza, perché una parodia funziona fin quando riesce a mantenere la sua unicità. Nasce nel momento storico ideale, con il movimento dell’Old School Reinassance che probabilmente ha toccato il suo apice. Trovando quindi un mercato abbastanza maturo da recepirlo al meglio. L’intento parodistico è ben sviluppato, l’elemento satirico dosato al punto giusto da rendere le cose più interessanti.
Non è certamente un gioco per tutti. Da un certo punto di vista richiede un po’ di pelo sullo stomaco; non tanto, ma un minimo sindacale è necessario. Può essere inoltre apprezzato a fondo solo da chi abbia già una certa cultura nel mondo dei giochi di ruolo; un neofita troverà la sessione comunque divertente, ma perderà molti gustosi riferimenti. Infine propone un’esperienza di gioco estremamente specifica, con continui lanci per la generazione casuale che potrebbero indispettire molti. Ma i veterani del nostro mondo che non abbiano paura di mettere da parte l’immedesimazione per tuffarsi in un mondo di bizzarre avventure con gusto estremamente competitivo avranno sicuramente di che divertirsi per moltissime sessioni, ognuna diversa dalle altre. L’importante è ricordare sempre che questo, come tutti gli altri, è un gioco.












