Abbiamo il piacere di proporvi la recensione di Reavers and Rogues, un gioco di ruolo fantasy in solitaria. Vogliamo innanzitutto ringraziare Joseph R. Lewis e la sua etichetta indipendente, Dungeon Age, per avercene inviato una copia digitale.
Reavers and Rogues è disponibile su itch.io con formula pay what you want.

Recensione di Reavers and Rogues: il Manuale
Un PDF di 25 pagine contiene tutto quello che serve per giocare. Il tempo di una partita è stimato tra i 30 e i 60 minuti. Affrontarla non richiede altro che un paio di dadi a sei facce, una matita e una copia della scheda dove riportare la cronaca dell’avventura.
Il manuale ha un’impaginazione minimalista. Forse addirittura un po’ troppo povera, ma in compenso ne guadagna molto in leggibilità e consultabilità; aspetto non poco importante, considerando la struttura del GdR. Le illustrazioni sono piuttosto ben contestualizzate con il gioco, curate dall’autore stesso. Anche queste sono molto scarne, quattro per l’esattezza, e tutte ritraggono creature che è possibile incontrare durante il gioco.

Il Setting di Gioco
L’ispirazione del gioco è piuttosto evidente, e si rifà in maniera esplicita al fantasy sword & sorcery di R. E. Howard e del suo Conan. Il protagonista non è un eroe, ma un avventuriero nell’accezione meno esaltante del termine. Mosso dal miraggio del guadagno più che da una nobile causa, si muoverà dai vicoli di Carcassay, la Città del Ratto, nel mondo dal sole morente di Harth. Le suggestioni per il setting sono molteplici, richiamando un’eco di Moorcock, di Leiber e di tutto quel filone letterario.
L’ambientazione in sé è tuttavia particolarmente scarna. A conti fatti Joseph ci dà solo qualche vago riferimento su una città completamente decaduta divisa tra due diverse fazioni che si contendono il potere. Non è una scelta priva di senso come si potrebbe pensare, vista la libertà di aggiungere colore prevista dal sistema di gioco.
Tuttavia non avrebbe stonato avere qualche riferimento in più. Il contesto è dato esclusivamente dalle reference, e stranisce doverlo ricostruire mentalmente senza alcun elemento concreto. Sicuramente questo è un fattore che torna utile quando si vuole giocare una sessione veloce, tuttavia alla lunga impoverisce un po’ la rigiocabilità di Reavers and Rogues.

Recensione delle Meccaniche di Reavers and Rogues
Il sistema di gioco è estremamente semplice. Ogni partita si articola in otto differenti Scene, la maggior parte delle quali consiste in un incontro che può essere affrontato in tre differenti modi: furtivamente, parlamentando o col combattimento. Una volta stabilita la strategia si tirano 2d6 aggiungendo il valore del relativo attributo (Luck, Guile o Might).
In caso di fallimento (risultato da 1 a 5), il personaggio deve entrare in battaglia o, se già si è ingaggiato il nemico, porta una perdita (una ferita, un alleato o del bottino). Un risultato da 7 a 9 implica un successo con un costo, mentre uno di 10 o più un successo puro (in entrambi i casi il gioco richiede solitamente di tirare altri dadi per ottenere effetti casuali).
Lo scopo primario degli incontri è quello di creare l’avventura. Ogni scena richiede di tirare su una tabella per determinare sia il contesto che le difficoltà incontrate. L’obiettivo secondario è però quello di raccogliere loot e alleati, che possono poi essere “consumati” durante le sfide successive. Uno degli elementi più strategici di Reavers and Rogues è proprio capire quando consumare una risorsa e quando invece scegliere di conservarla per un altro momento.

L’Eroe
Anche la creazione del personaggio è completamente randomica. Un tiro di dado determina da che famiglia viene, un altro qual è il suo mentore. Ognuno di questi risultati porta un bonus di +1 a due degli attributi, determinando di fatto la scheda del personaggio. Non c’è personalizzazione, e di fatto i protagonisti sono esclusivamente avventurieri che si basano su prodezza fisica, fortuna e parlantina.
Gli unici elementi di caratterizzazione sono lasciati a loro volta ai tiri di dado: una tragedia che alberga nel passato del personaggio, il suo vizio, la sua più grande paura, la sua arma preferita. Hanno esclusivamente la funzione di aiutare a figurarselo meglio, senza ricadute meccaniche.

Conclusioni della Recensione di Reavers and Rogues
Reavers and Rogues è un gioco pensato per essere facilmente spendibile, con sessioni brevi e intense che lasciano all’estro del giocatore la libertà di aggiungere o meno colore senza alcun impatto sul risultato. Un approccio quasi OSR con una meccanica vagamente ispirata ai giochi Powered by the Apocalypse, anche se esclusivamente per quanto riguarda l’esito dei tiri di dado.
Un divertissement veloce e tutto sommato piacevole, Reavers and Rogues non sarà rivoluzionario né l’esperienza che cambierà la vita di un giocatore di ruolo, ma è un intrattenimento divertente. Un patchwork di meccaniche da colorare a piacimento, che paga un po’ il tentativo di essere estremamente rigiocabile nel momento in cui la mancanza di personalizzazione rende tutte le sessioni altrettanto estremamente simili. Alla fine dei conti però quel che conta è che questo gioco porta a casa il suo lavoro, e può regalare spunti interessanti per un po’ di puro intrattenimento nei momenti solitari.