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Fight to Survive | Recensione

Prima di catapultarci nella recensione di Fight to Survive, volevo ringraziare Radio James Games per averci fornito una copia digitale del prodotto. Si tratta di un gioco di ruolo diceless (da giocare senza dadi) molto particolare, totalmente dedicato alle arti marziali e ai combattimenti di strada del ventesimo secolo. Il focus sono proprio i combattimenti, vissuti nel dettaglio e con grande coinvolgimento.

Se una volta terminato di leggere la recensione voleste acquistarlo, potrete trovarlo sul sito DriveThruRPG dove è disponibile in diversi formati: watermarked PDF al costo di 26$, standard color book al costo di 42$ (55$ se preferite la copertina rigida), e dei pacchetti che comprendono il PDF + la versione cartacea attualmente in sconto allo stesso prezzo del solo manuale cartaceo.

Recensione dell’Estetica di Fight to Survive

Inizio dicendo che questo manuale, composto da 334 pagine, è veramente bello. È ricco di foto originali dei grandi artisti marziali degli anni ’90 e 2000, che accompagnano facilmente nel mood dell’ambientazione; sono anche presenti molte citazioni di questi artisti, poste per lo più in delle vignette a centro pagina.

Non ci sono molte illustrazioni originali, ma quelle presenti ricordano un po’ lo stile dei fumetti a colori. Esse sono realizzate da Ian MacLean, Steven Wu, Sofia Lopez, Jonny Bloozit e Wouter F. Goedkoop. L’impaginazione è originale; troviamo paragrafi centrali all’inizio di ogni capitolo che ne anticipano il contenuto. Poi tutti gli altri contenuti, dalle immagini ai testi, ricchi di esempi.

Un Mondo di Duri che Combattono

La vita di strada è dura. Fight to Survive è un gioco di duri che si allenano per migliorare nelle arti marziali e affrontare quotidianamente combattimenti nelle pericolose vie di New Hope City.

In questo gioco la mortalità è elevatissima, tanto che lo stesso manuale ti consiglia di creare diversi personaggi da usare in caso di morti premature.

Come vedremo più avanti nella recensione, le attività che si possono fare in Fight to Survive sono diverse; la prima ovviamente è combattere, ma anche passare del tempo con i nostri contatti di fiducia o nei nostri posti sicuri. Combattendo, ovviamente, capita spesso di rimanere feriti e in questo caso nasce l’esigenza di tempi di recupero e riposo. Ma ci si può anche allenare; nessuno nasce forte e preciso come Bruce Lee! Ma passando giorni in palestra e sperimentando nuove mosse si cresce e si diventa più robusti, agili e temibili.

I Contenuti di Fight to Survive

Questo manuale mette a disposizione veramente tanti strumenti. Ovviamente, in primis, troviamo l’indice. Sono poi presenti le regole, sia per il narratore che per i giocatori.

Seguono informazioni e descrizioni di oltre cinquanta arti marziali di ogni epoca, cento anni di storia ad essi dedicati e collegati ai dieci distretti di New Hope City. Ho trovato questa sezione molto utile dal momento che permette di comprendere a pieno i toni del manuale anche se non si è conoscitori accaniti dell’epoca.

Per aiutare i nuovi giocatori a capire come approcciarsi ad un gioco di ruolo così originale, troviamo anche tre anni di avventure prefatte e cinque combattenti pregenerati e pronti all’uso.

Il manuale consiglia anche un tema musicale da utilizzare nelle proprie sessioni. Questo è un altro ottimo trucco per calarsi completamente nell’atmosfera proposta.

E’ infine presente la scheda del personaggio, ma per me rappresenta un tasto dolente. Disponibile sia a colori che in bianco e nero, risulta un po’ difficile da leggere e interpretare; tanti elementi posti troppo vicini rischiano di creare confusione. Ora soffermiamoci proprio sulle peculiarità di questa scheda.

La Scheda del Combattente

Nella parte alta della scheda ci sono le informazioni di base del combattente, come il nome, il distretto di provenienza, il genere e altre cose lasciate al gusto del giocatore. L’età del combattente non è precisa; si può decidere una fascia e con l’avanzare degli anni si sarà un po’ meno forti e agili. La scheda offre anche diversi tipi di vestiario, passando dall’uniforme militare a vestiti da strada ad abiti più eleganti. Sotto va indicato il tipo di corporatura, scegliendo tra quattro opzioni. A seguire ci sono la competenza e la bravura nell’eseguire diverse tecniche delle arti marziali, come il pugno, il calcio o il movimento di gambe.

Al centro c’è la Versus Chart, un piccolo schema utilizzato per facilitare i combattimenti; essa comprende i movimenti dei due o più sfidanti e i relativi vantaggi. A destra c’è la sezione dell’addestramento, indispensabile per ogni combattente; sulla mappa ci sono vari punti in cui ci si può allenare. La parte della scheda dedicata alla vita è di facile comprensione; ogni descrittore dello stato di salute fisica è diviso in tre caselle, alla fine dei quali c’è la morte.

Infine ci sono i Comfort e l’Hardship. I primi sono delle persone, dei posti o degli oggetti che danno sollievo al combattente. Stando a contatto con questi elementi, il combattente ne beneficerà e migliorerà la sua salute mentale. Quest’ultima viene chiamata Hardship e indica quanto gli eventi e le situazioni lo mettono a disagio e gli creano ansia e malessere.

New Hope City

L’ ambientazione di questo gioco è la città di New Hope City, una sorta di Hong Kong americana, “da qualche parte a ovest”; essa è vasta, divisa in quartieri e ricca di punti d’interesse. Una bella mappa permette di avere sempre chiare le possibili destinazioni dei giocatori.

Ci sono i pub e le zone di svago, come l’O’Shay’s pub, situato nel quartiere The Docks. Ovviamente c’è un ospedale, dove è possibile curarsi con il tempo necessario: qui ci sono medici competenti in grado di rimettere in sesto un combattente anche dopo gli scontri più duri. A Chinatown la popolazione asiatica svolge le proprie attività commerciali e di svago. Sempre parlando di aree di svago, troviamo anche il City Park, parco cittadino dove poter passare del tempo con i propri Comforts.

Recensione delle Meccaniche di Fight to Survive

Fight to Survive propone meccaniche con un approccio tecnico, che esaltano in particolare i combattimenti. Questi si risolvono al meglio di due o tre round, entro i quali le mosse sono confrontate “una a una”. Senza usare dadi saranno, basta seguire le indicazioni della Versus Chart per scoprire se prevale l’attacco o la difesa, fino a determinare il vincitore. Questa semplice meccanica richiama, con i necessari adeguamenti, ampliamenti e aggiornamenti, l’intramontabile carta-sasso-forbici. Il round procede secondo una ben precisa ritualità a omaggiare la disciplina necessaria per padroneggiare le arti marziali.

Le cinque mosse di base sono disponibili al personaggio sin dalla creazione (Afferrare, Pugno, Calcio, Bloccare e Gioco di Gambe). Le mosse saranno poi influenzate dalla tecnica che si evolve con l’allenamento; per le sole mosse aggressive, bisogna anche tenere conto dalla forza (dipendente sia dalle caratteristiche del personaggio sia dall’allenamento). Le mosse poi saranno le stesse (ma con nomi diversi) nel caso di combattimenti con armi bianche o da fuoco; a mio parere però questo gioco di ruolo dà il meglio di sè con il combattimento a mani nude. Le tecniche apprese (studiando o tramite insegnanti) aumentano la probabilità che il colpo vada a segno.

Non è comunque da trascurare la componente narrativa esterna ai combattimenti. I riflettori non sono puntati però sullo sviluppo personale dei personaggi; questo tema viene trattato, ma maggiore spazio viene dato alla costruzione di una storia che va a toccare vari aspetti della società di quegli anni. A tal scopo è molto indicativa la meccanica che permette di designare un successore, ovvero un personaggio che andrà a sostituire il proprio quando questo uscirà di scena.

Strumenti di Sicurezza in Fight to Survive

Inoltre questo manuale mette a disposizione più di uno strumento di sicurezza. C’è chi non li apprezza o li ritiene addirittura superflui, ma personalmente io li ritengo fondamentali. Fight to Survive è un gioco potenzialmente molto violento, ricco di scene cruente e sangue, ma anche di discriminazioni di ogni tipo; basti pensare al razzismo che caratterizzava quei contesti in quel periodo storico (i riferimenti agli Stati Uniti degli anni ’90 / 2000 sono forti). Il gioco mette a disposizione tre strumenti di sicurezza:

  • La X-Card è una carta posta al centro del tavolo. Quando un giocatore per qualsiasi motivo si trova a disagio o desidera interrompere quella scena, appoggia la mano su di essa e il gioco passa oltre, senza bisogno di una spiegazione.
  • Le linee e i veli calibrano il tono del gioco e stabiliscono quali elementi non si devono toccare e quali possono essere trattati ma con un occhio di riguardo da parte sia del master che dei giocatori.

Le Conseguenze della Violenza

Leggendo la recensione di Fight to Survive avrete notato che la violenza è molto presente; in un gioco sulle arti marziali questo è ovviamente inevitabile. Essa ha un forte impatto e mette costantemente in pericolo la salute dei protagonisti.

Attraverso colpi a mani nude o con le armi (a cui il manuale dedica un paragrafo specifico), si possono accumulare vari tipi di ferite; possono presentarsi sanguinamenti, ossa rotte e intossicazioni da pozioni velenose o gas nocivi. Esistono anche ferite permanenti, che causano cicatrici visibili o addirittura la perdita di un arto.

A volte si può provare a prestare un primo soccorso, ma in altri casi diventa indispensabile l’intervento di un medico. Nello specifico, ogni spunta in una delle caselle rappresentanti la salute aumenta di un’ora la durata dell’operazione.

Conclusioni della Recensione di Fight to Survive

Il gioco, come dichiara lo stesso autore James Kerr, nasce per catturare lo spirito del cinema di arti marziali del ventesimo secolo. Scorrendo tra le pagine di questo manuale, sono chiari i riferimenti a opere videoludiche e cinematografiche ormai diventati classici.

Si avvertirà l’atmosfera decadente e violenta di film come Hard Times (1975) e di Streets of Fire (1984), ma non è nemmeno difficile immaginare il proprio personaggio nell’iconica giacca di pelle indossata da Tyler Durden interpretato da Brad Pitt nel film Fight Club (1999), evidente ispirazione per alcuni tratti del personaggio pregenerato Tom Dukes. Gli appassionati del cinema di genere rivedranno nelle vie di New Hope City anche i volti famigliari di artisti che hanno reso il cinema di arti marziali popolare tra il grande pubblico; alcuni esempi sono Bruce Lee o Jean-Claude Van Damme, che di fatto lo hanno sdoganato dalla nicchia dei cultori.

Ma al pari sarà facile rivivere i colpi senza pietà e le atmosfere che hanno “insanguinato” la scena videoludica dalla fine degli anni ‘80 con Final Fight, Street Fighter II, Tekken e Virtua Fighter.

Per concludere questa recensione, voglio sottolineare che Fight to Survive è un gioco di ruolo tematico; come emerge chiaramente da quanto detto in precedenza, risulta sicuramente molto adatto agli appassionati di arti marziali. Un regolamento snello lo rende ulteriormente accessibile e di rapido apprendimento.

Se ti è piaciuta questa recensione di Fight to Survive, ricorda di seguirci per scoprire nuovi giochi di ruolo!

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