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The Electric State | Recensione

Oggi abbiamo il piacere di proporvi la recensione di The Electric State. Innanzitutto vogliamo ringraziare Free League per averci inviato una copia fisica del manuale. Non può mancare una menzione a Simon Stålenhag, autore e lead artist del gioco. Come altri suoi lavori (Tales from the Loop e Things from the Flood), nasce dai suoi artwork. Un immaginifico molto forte e specifico, che crea da solo un’ambientazione e che ha ispirato anche l’omonimo film targato Netflix.

Chi avesse trovato interessante questa recensione, può acquistare il manuale sullo store digitale di Free League; il prezzo è di 537 corone svedesi per la versione fisica, poco più di 48 euro. Sullo store sono disponibili anche gli accessori per il gioco, tra cui lo schermo del master e un set di dadi a sei facce dedicati.

Recensione del Manuale di The Electric State

Proprio la forte impronta degli artwork di Simon detta tutta l’estetica del manuale. Un’impaginazione chiara, quasi scarna ma estremamente leggibile e ordinata, è il perfetto contraltare per le illustrazioni. Esse risultano visionarie e futuristiche, ma con un tocco anni ’90 che caratterizza tutto il gioco, come i colori smorti di qualcosa di dismesso.

Questo perché ci sono giochi che parlano di eroi, altri di sopravvivenza. The Electric State parla di quella zona grigia tra nostalgia e apatia, tra una lattina di Jolt e il blackout emotivo. È la fine del mondo, ma con soundtrack anni ’90.

A che Gioco Giochiamo

The Electric State è un gioco di ruolo narrativo, malinconico e disturbante, ambientato in una versione alternativa degli Stati Uniti del 1997, dopo una lunga guerra civile e nel pieno di un’apocalisse tecnologica strisciante. Questo gioco mescola road movie, orrore neuronico e nostalgia tossica in un’unica lunga traversata: quella dei Travelers, viaggiatori disillusi che cercano qualcosa. Ogni personaggio ha il suo obiettivo da perseguire nel Journey, la struttura del gioco.

The Electric State è dichiaratamente pensato per cronache brevi e autoconclusive, perfettamente supportate dal suo motore di gioco, lo Year Zero Engine. Se vi aspettate cyberpunk con pistole e occhiali da sole, vi sbagliate. Qui si viaggia in station wagon scassate, tra carcasse di droni da guerra, neurocaschi bruciati e la certezza che nessuno vi verrà a salvare.

Recensione del Setting di The Electric State

Il gioco è ambientato a Pacifica, ex California ora diventata nazione indipendente. Le città sopravvivono in un’illusione di normalità mentre tutto intorno la realtà cede. Deserti invasi dalla sabbia, culti digitali che adorano divinità neurali, bambini cresciuti dentro neuroscape dai colori troppo saturi. Sentre, la megacorporazione che controlla la rete neuronica globale, ha di fatto preso il posto del governo. Gli umani? O si perdono nei neuroni digitali del “Mode 6”, o vagano nei resti arrugginiti del mondo fisico.

Un’America caduta non per un evento catastrofico, ma per consumo e oblio volontario. Un insieme disomogeneo effettivamente difficile da tenere assieme, ma che il forte immaginifico dell’autore e il lavoro di scrittura eccelso e preciso cui Free League ci ha abituato rendono estremamente coerente.

Uno Year Zero Engine per Ogni Stagione

Il sistema di gioco è un’evoluzione del sistema Year Zero Engine di Free League. La ricerca di un 6 sul pool di dadi tirati dal personaggio abbinata alla possibilità di “forzare” il tiro rischiando di perdere Speranza. Il personaggio, detto per l’appunto Traveler, è definito da pochi tratti: Empatia, Forza, Logica, e segue fedelmente il suo Sogno. C’è anche una meccanica di Tensione tra i personaggi, che simula dinamiche interpersonali da fine del mondo.

Si tratta di un meccanismo estremamente funzionale: i conflitti più memorabili non saranno con i culti cyborg, ma con l’amico che non ti ha coperto quando ti serviva. Gli scontri sono rapidi e, come da tradizione per il gioco svedese, brutali. L’orrore è costante ma mai scontato, mai visivo: The Electric State è basato sul senso di vuoto interiore. L’obiettivo è sopravvivere, ma farlo mantenendo sé stessi intatti emotivamente.

Recensione di The Electric State: il Viaggio

Il gioco è strutturato come un viaggio a tappe. Il Journey, per l’appunto, che già di per sé è una metafora classica ma non per questo meno potente. Ogni sessione è uno Stop: una zona abbandonata, un insediamento infestato, un frammento di realtà dove succede qualcosa. Ogni Stop ha una mappa e un conto alla rovescia narrativo. Il narratore lo popola di PNG apertamente inquietanti o sottilmente disturbanti e quasi sempre c’è la necessità di entrare nell’Electric State, lo spazio virtuale, per risolvere la situazione.

È un gioco che funziona benissimo con gruppi di gioco piccoli, per permettere una certa intimità nello sviluppo della narrazione. The Electric State ha anche una modalità solitaria che, incredibilmente, regge. La necessità di gestire da soli un intero gruppo di gioco non lo rende il solo GdR più fluido al mondo, ma riesce a trasmettere ugualmente gli stati d’animo che la modalità tradizionale permette di provare.

Conclusioni della Recensione di The Electric State

The Electric State, come anticipato, richiama molto da vicino altri lavori di Free League, come Tales from the Loop. E per certi versi preme sugli stessi tasti, ma lo fa in una versione adulta, disperata e sporca. Decisamente non è un gioco per gli amanti di ottimizzazione e trame eroiche: offre un’esperienza narrativa intensa e intimistica, quasi una sorta di diario spirituale.

Si tratta di un gioco di ruolo potente e malinconico, che fonde fiction speculativa, arte visionaria e meccaniche leggere ma efficaci. Un gioco che affronta la paura di perdere qualcosa d’importante, quello che resta quando il resto del mondo si spegne. Benvenuti nello Stato Elettrico, alla guida di un’auto puntata verso un futuro che non esiste più.

Se ti è piaciuta questa recensione di The Electric State, continua a seguirci per altre novità sul mondo dei giochi di ruolo!

Autore

  • Stefano Buonocore

    Cinquanta per cento Mago Merlino e cinquanta per cento Anacleto, affetto da una profonda dipendenza da tutto ciò che è narrazione. Che riesce a soddisfare coniugando le sue principali passioni, la scrittura e il gioco di ruolo.

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